sabato 11 febbraio 2012

Il Ricordo e il presente

Dieci anni fa, grazie alla legge n.92/2004, è stato dedicato il 10 febbraio al Ricordo dell'esodo istriano, fiumano e dalmata e della tragedia delle foibe, in cui perirono decine di migliaia di italiani, vittime della pulizia etnica ideata e perseguita dal maresciallo Josip Broz, meglio noto come Tito.
La data ricalca quella del Trattato di Parigi che, il 10 febbraio 1947, sancì il passaggio definitivo della penisola istriana (con le città di Pola, Parenzo, Rovigno), di Fiume e della Dalmazia (con la città di Zara), per un totale di 7.700 chilometri quadrati, costringendo all'esodo tutti coloro che volevano restare italiani e temevano le ritorsioni del nazionalismo jugoslavo.

                                  

Possiamo leggere, nel libro di Arrigo Petacco L'Esodo, l'ammissione di Milovan Gilas, vice-primo ministro jugoslavo e membro del Cominform
«Nel 1945 io e Kardelj fummo mandati da Tito in Istria a organizzare la propaganda antitaliana. Si trattava di dimostrare alle autorità alleate che quelle terre erano jugoslave e non italiane. Certo che non era vero. O meglio lo era solo in parte, perché in realtà gli italiani erano la maggioranza nei centri abitati, anche se non nei villaggi. Ma bisognava indurre tutti gli italiani ad andar via con pressioni di ogni tipo. E così fu fatto»
Sul finire della Seconda guerra mondiale infatti, mentre tutta l'Italia veniva liberata dall'occupazione nazista dalle truppe alleate, a Trieste e nell'Istria la "liberazione" avvenne ad opera dell'esercito jugoslavo guidato dal macellaio Tito, che poté imperversare indisturbato e dare sfogo al suo disegno di annessione e slavizzazione di tutta la Venezia Giulia, di Fiume e della Dalmazia.
Tito, totalitarista, comunista e nazionalista, fu capo indiscusso di un regime che immediatamente dopo la guerra attuò un dura repressione politica e ideologica, come ricorda l'ex dirigente triestino di PCI e PDS Stelio Spadaro: chiuse i luoghi di culto, le sedi di partito, tolse la libertà di parola, piallò ogni forma di diversità etnico-linguistica, chiudendo molte delle scuole di lingua italiana, controllò ogni respiro della società attraverso un servizio segreto chiamato Ozna, istituì campi di concentramento di cui quello di Goli Otok è stato tristemente il più celebre. 

martedì 7 febbraio 2012

Il Ricordo e la propaganda

Tanto rumore per nulla.

La manifestazione fiorentina per commemorare i martiri delle Foibe, colta al volo per praticare un po' di anticomunismo militante, alla fine non ha visto la presenza di Giorgia Meloni, bloccata nella capitale dal maltempo.


L'ex ministro della Gioventù aveva infatti inizialmente aderito all'iniziativa del centro sociale di destra Casaggì di Firenze, accanto a cui si erano schierati il PdL, la sua organizzazione giovanile denominata Giovane Italia e i discussi e discutibili "inquilini" di Casa Pound. La presenza di quest'ultimi aveva causato malpancismo nei berlusconiani, anche perché commemorare il 10 febbraio seppure in anticipo è giusto e doveroso, fare un po' di caciara sventolando il pericolo comunista aiuta a mantenere il tono propagandista di basso profilo, però sfilare accanto ai fascistelli del terzo millennio rischia di essere caricaturale. Anche per i pidiellini.