mercoledì 1 giugno 2011

Il tramonto di B? - Da "Che fai mi cacci?!" alla débacle amministrativa

I risultati della tornata ammnistrativa, maturati nel corso di questi quindici giorni, hanno implacabilmente sancito la disfatta dell'attuale maggioranza di governo. Un risultato netto, indiscutibile e forse inaspettato nelle proporzioni che corrisponde non a un campanello d'allarme ma più probabilmente a una campana che suona a morto.

Le vittorie, nell'italico cliché, di solito hanno molti padri, mentre le sconfitte sono destinate a rimanere orfane. Il centrodestra targato Berlusconi in tal senso ha prodotto un'innovazione autentica, forse l'unica del suo decennio, in cui il leader e padrone è il trionfatore unico, al contrario le colpe di ogni insuccesso sono sempre altrui (dei magistrati, degli alleati traditori, delle congiunture internazionali, dell'informazione controllata dagli avversari).



Ovviamente questa lettura è totalmente inverosimile e oggi più che mai. Il risultato uscito dalle urne di sei importanti capoluoghi di provincia (Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste e Cagliari) sono il risultato della degenerazione del berlusconismo:  una corsa di giorno in giorno più folle e solitaria.

Dal predellino in poi il tycoon brianzolo era tornato sulla breccia grazie agli errori e all'inadeguatezza di qualsiasi proposta politica alternativa: a sinistra le alleanze composite incollate da Romano Prodi avevano dimostrato sia nel '96 che dieci anni più tardi di avere ventiquattro mesi di autonomia prima di implodere. Con le opposizioni ridotte al metabolismo basale, il nostro ha ritrovato larghissimo consenso nel Paese e una maggioranza parlamentare senza eguali. Dodici mesi fa questo strapotere si confermava con la conquista del governo regionale di Lazio, Piemonte e Campania, ulteriore sganassone rifilato a un Partito Democratico in crisi di leadership e attraversato da una polemica interna tra la vecchia classe dirigente e i giovani "rottamatori".